Miopi

È miope chi vede bene da vicino e sfuocato quando guarda oggetti lontani.

Il metodo di Educazione alla visione naturale® per i miopi permette di contenere/bloccare l’evoluzione della miopia, ridurla, eliminarla a seconda del caso. Consente di dipendere sempre meno dall’uso di occhiali e lenti a contatto mentre migliora la visione naturale ed il senso di sicurezza nelle proprie abilità visive.

Percorso

Inizia con un esame optometrico analitico, un’analisi visiva che ci consente di fare il punto della situazione, definire insieme gli obiettivi, creare un programma personale. 

Il programma si svolge in sessioni individuali e incontri di gruppo. La frequenza delle sessioni individuali può essere settimanale, quindicinale, a volte mensile o più a seconda del caso. L’incontro con il gruppo è mensile.

Periodicamente si valutano i risultati e si decide se terminare il programma o ridefinirlo in funzione di nuovi obiettivi.

Risultati

Partendo da un’intenzione profonda che garantisce il dovuto impegno, lavorare con il metodo su tutti i piani (fisico, mentale, emozionale, energetico) consente, contrariamente a ciò che accade con altri tipi di “ginnastica” oculare, di ottenere risultati che durano nel tempo.

Lungo il percorso si acquisisce una nuova consapevolezza di sé e di come lavorano i nostri occhi e si maturano nuove e migliori abitudini che vanno a costituire un  patrimonio personale…è come andare in bicicletta o nuotare: una volta imparato non si dimentica.

Per approfondire leggete ciò che ho scritto per “Mix Magazine, la rivista dei 5 sensi”

MIOPIA

 

La miopia “tecnicamente” viene definita un'ametropia, cioè un difetto nella rifrazione dell'occhio. Questo vuol dire che i raggi di luce che entrano nell'occhio e vengono deviati dai mezzi ottici che lo compongono non vanno a convergere sulla retina, come dovrebbero per una visione nitida, ma convergono in un punto all'interno dell'occhio distante dalla retina in funzione dell'entità della miopia stessa. Infatti la miopia si misura in diottrie, che sono l'inverso di tale distanza, appunto, dalla retina.

In altro modo si potrebbe dire che i mezzi ottici dell'occhio sono troppo convergenti rispetto alla lunghezza dell'occhio stesso, o che l'occhio è troppo lungo in senso antero-posteriore rispetto alla capacità di convergenza dei mezzi ottici che lo compongono, in pratica accade che la persona miope vede nitidamente solo fino ad una distanza che è l'inverso dell'entità in diottrie della sua miopia. Cioè una persona miope di 2 diottrie vede nitido fino alla distanza di 50 cm., se è miope di una diottria vede nitido fino a un metro di distanza, se la sua miopia è di 4 diottrie solo fino a 25 cm.

Ma perché accade questo? Negli anni le ipotesi si sono modificate a riprova del fatto che ancora sul perché questo accada abbiamo molto da scoprire.

Una volta si pensava che le cause fossero “genetiche” e quindi si nascesse predestinati a qualcosa di ineluttabile, infatti si diceva che alla fine del periodo di crescita, quando tutto l'organismo, e quindi anche gli occhi, avessero raggiunta la loro dimensione definitiva, la miopia dovesse anch'essa terminare la sua evoluzione che in genere iniziava nell'età della scuola. Infatti si diceva che la miopia si sarebbe stabilizzata a 18 anni, poi si disse a 21, poi a 25. Nel frattempo il nostro stile di vita è mutato, la scolarizzazione aumentata, ed aumentati gli anni di scuola, passati con gli occhi sui libri, mentre nel frattempo si è diffuso l'utilizzo del computer e di tutta la tecnologia che oggi utilizziamo. Ed è aumentato anche il numero dei miopi, e sono aumentate le variabili, per cui si diventa miopi generalmente da bambini o ragazzi, ma anche da adulti, per cui sempre più accreditata è l'ipotesi di una componente funzionale della miopia, legata al modo in cui utilizziamo i nostri occhi. Come in tutto il nostro corpo, per uno stimolo specifico protratto nel tempo (la visione a distanza prossimale, sui libri, al computer, ecc.) si crea un adattamento della nostra struttura che in un certo senso si “specializza” nella visione a distanza ravvicinata, distanza alla quale un miope non fa alcuna fatica, e quindi un buon adattamento nell'economia dell'organismo che si specializza a fare ciò che gli si chiede di fare per la maggioranza del tempo. Succede così anche per i tennisti che modificano la struttura del braccio che tiene la racchetta.

Se fosse solo questo, però, perché, a parità di condizioni di utilizzo degli occhi, molti non diventano miopi? E perché alcuni sono miopi già in tenerissima età, quando ancora l'ipotesi funzionale non può essere applicata?

Sono stati fatti molti studi e pare vi sia anche una causa di tipo nutrizionale: noi siamo quello che mangiamo, si dice, e deficit alimentari sono stati evidenziati come causa di miopia, in passato. Diete eccessivamente ricche di proteine denaturate della carne, con eccessivi zuccheri raffinati e scarso apporto di fibre non digeribili.

Inoltre lo stress, non solo lo sforzo per eccesso di visione per vicino, magari in ambiente male illuminato, ma la tensione emotiva legata ad una condizione psichica. Ma può uno stress emozionale cronico essere causa di miopia? Ancora non conosciamo a fondo lo schema che la natura ha creato per collegare le nostre emozioni allo sviluppo della miopia. Secondo la teoria di Demer, formulata nel 1995, la muscolatura estrinseca oculare avrebbe una componente di muscolatura liscia (muscolatura involontaria, legata al sistema neurovegetativo), per intenderci come la muscolatura dello stomaco o dell'intestino, che funziona senza l'intervento della nostra volontà ma per mantenere ed assicurare le funzioni per la nostra sopravvivenza. La muscolatura liscia è fortemente influenzata dalle nostre emozioni (si pensi alla digestione che si blocca quando siamo in tensione) e quindi la formazione della miopia sarebbe legata ad una tensione emozionale esercitata sui muscoli estrinseci dell'occhio che ne determinano l'allungamento.

D'altra parte i nostri muscoli testimoniano nel fisico le nostre tensioni emotive e la miopia nella maggioranza dei casi è un aspetto di una situazione personale complessa in cui si associa una particolare tensione ai muscoli della zona cervicale, alle spalle, alla schiena, alle mascelle, e abitudini posturali particolari, come la tendenza ad incurvare le spalle soprattutto durante le attività sul vicino.

I profili psicologici parlano per i miopi di un maggior quoziente intellettivo, una maggiore introversione, più timidezza e maggiore ansia, anche se esistono anche miopi estroversi, che si confrontano con gli altri in modo aggressivo.

In ogni caso, pare che l'emozione bloccata a livello oculare sia per i miopi la paura, ed in particolare la paura del giudizio, la paura di essere inadeguati, ed ecco l'ansia, la timidezza, l'introversione in quanto paura di uscire allo scoperto, di mostrarsi, di essere visti. O, al contrario, la reazione che nega la paura e rende aggressivi.

Molti dei miopi che accompagno nel loro percorso verso il benessere testimoniano che inizialmente “sfuocavano” volontariamente la vista perché “se non vedo non verrò visto”, poi questo sfuocamento è diventato uno schema di sopravvivenza automatico. Questo potrebbe spiegare in parte il motivo per cui si diventa miopi spesso al tempo della scuola, in momenti particolari, di cambiamento, in prima elementare quando abbiamo da ampliare le relazioni con persone nuove e confrontarci con i compagni, con il giudizio dell'insegnante, ma soprattutto quando ci viene chiesto di più, quindi al momento degli esami, o quando siamo in prima media ed è un gran cambiamento da affrontare, che si aggiunge ai cambiamenti importanti del periodo adolescenziale, alla relazione, nuova e tutta da scoprire, con l'altro sesso. Può comunque andare tutto liscio fino all'università, quando possiamo diventare miopi per la paura di essere inadeguati a passare certi esami, o anche più avanti, molto più avanti nella vita, in seguito a periodi di stress legati ad altri motivi. Una mia cara amica è diventata miope e astigmatica a circa 40 anni dopo la malattia devastante, per lei, del padre che lo ha portato alla morte.

Miopi per un insieme di fattori, e tante miopie diverse, così come ognuno di noi è meravigliosamente unico se pur inserito nella logica, comune per tutti noi, decisa dalla natura.

Gli occhiali per il miope rappresentano un buon compromesso: gli consentono di vedere i dettagli ma restringono la visuale e nascondono l'emozione bloccata. Per alcuni il vantaggio di essere nascosti dietro la protezione delle lenti è particolarmente attraente perché  consente loro di celare agli estranei la propria insicurezza. Molti, se decidono di portare lenti a contatto per avere una visione migliore, continuano comunque a portare occhiali da anteporre alle lenti a contatto con lenti neutre preferibilmente colorate per evitare di “sentirsi nudi”. Altri, invece, odiano gli occhiali e portano solo lenti a contatto, altri ancora decidono per le tecniche chirurgiche. Oggi sono sempre di più coloro che intraprendono un percorso di trasformazione personale ed integrano l'uso di occhiali e lenti a contatto, o l'esito delle tecniche chirurgiche, con l'acquisizione di una nuova consapevolezza di sè e del proprio modo di vedere con l'obiettivo di perfezionare l'efficienza visiva ma soprattutto di sentirsi bene con se stessi e con i propri occhi. L'equilibrio, non la negazione dei conflitti ma la comprensione profonda e la trasformazione, l'amore e il rispetto di sé agito nell'inserire nella propria vita nuove migliori abitudini in linea con le proprie intenzioni profonde.

Modificando alcune abitudini, e lasciando sciogliersi passo dopo passo le nostre insicurezze mentre ci sperimentiamo nel cambiamento, avremo da noi stessi il regalo di una visione confortevole e migliore. E' un percorso personale, oltre che professionale, che mi piace condividere con altri che, come è stato per me, desiderano migliorare la loro condizione visiva. E mentre la scienza si occupa di dare una risposta ai tanti “perché”, nel mio piccolo ambito sono felice di poter informare le persone che i loro disagi visivi non sono ineluttabili e trasferire loro gli strumenti che hanno portato me stessa ed ormai tante altre persone a vivere il loro modo di vedere (e di essere) con gioia e leggerezza. Da quando l'ho letta per la prima volta, ricordo spesso la citazione di Sikorski: “Secondo alcuni autorevoli testi di Aeronautica il calabrone non può volare a causa della forma e del peso del proprio corpo, in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa, e perciò continua a volare”.

 

 

Soluzioni per la miopia: Educazione alla visione naturale®, occhiali, lenti a contatto, chirurgia rifrattiva.

 

Bibliografia:

  • Maurizio Cusani, Psicosomatica oculare Ed. La Lontra
  • Rudiger Dahlke, Malattia come simbolo Ed. Mediterranee
  • Claudia Rainville, Metamedicina, Ogni sintomo è un messaggio Ed. Amrita
  • Susanna Garavaglia, Diario di Psicosomatica Ed. Tecniche nuove
  • Nitamo Montecucco, Psicosomatica olistica Ed. Mediterranee
  • Francesco Bottaccioli, Psiconeuroendocrinoimmunologia Ed. RED